01/12/2005
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Leonardo Mazza Vecchia popolana - 1905 - Olio su tela
le dico che è una terribile donna, signore. ve lo giuro sul mio premio di cuoca del decennio. la guardo mentre educa suo figlio da psicopatica. donna vanitosa e menefreghista. educa suo figlio come educherebbe una foca. lei non sembra uscita da un libro di favole. si auto-dichiara casalinga e madre modello. ma non lo è. mi creda. suo figlio disegnerebbe un mondo migliore senza sua madre. vivrebbe una vita senza problemi. se fossi sua madre io, sarebbe tutto diverso. cosa dice? non credo che il mio rapportarmi a quella famiglia sia spiare. io osservo. osservo il mondo che circonda la mia vita. e la sua finestra è terribilmente vicina alla mia finestra. riesco a sentire anche interi dialoghi, l’estate. dialoghi non sani. mi trapana il cervello quel suo chiacchiericcio da matta! sì.evidentemente è proprio matta. dovreste farci un giro in quella casa. lei non è una donna cristiana. cosa dice? sì, certo che viene a messa tutte le domeniche. che domande mi fa.
posted by stannopermangiarehoward | 16:25 | commenti (1)
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05/12/2005
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 Paolo Fiorentino
interno 57 scala 16 bis. la signora la vedo, tutte le mattine. così disse rufus quel mattino di contorno a foche impigliate nelle reti. una mareggiata improvvisa nel palazzo, ci furono contorni di spade e danneggiamenti di retine. occorre respirare ed avere costanza, anche nel guardare i riflessi dei prodigiosi occhi grigio perla di amandine. interno 56 scala 16 bis. quando il postino arrivò trovò un calco mutante con il volto di un desiderio. aveva sei pistole nere incastrate fra i denti. si prese in braccio un modulo asicurativo, con la stessa cura che si riserva ai neonati. la maglietta da adolescente del ragazzo delle pizze servì da controaltare al pentimento mattutino. quando il giorno si serve dei campanelli sbagliati, la lingua perde i sensi. io mi servo delle strade nere, per specchiarmi le mutande.
posted by mrka | 20:47 | commenti
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31/12/2005
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Vicente Avenue Intersection 1989 Oil on linen 48 x 69 inches
si preparava per fuggire da quel casino. un attimo prima della tragedia, si stava preparando per fuggire. scappare via lontano da persone quasi aliene e da un quartiere troppo arrangiato. nessuno , in quel quartiere era l’incastro dell’altro. persone senza nessun legame ed affetto. solo lui e lei lo erano. erano la perfezione dello stare in coppia. il disordine e l'ordine, il caos e la tranquillità. erano pefetti, gli unici di quel quartiere in discesa con case tutte troppo uguali fra loro. ma lei non c’era più. non aveva più la sua piccola mary jo accanto. si trovava a vivere all'improvviso da solo, in un bilocale con vista sull’oceano ma senza amore. si era trovato a vivere da solo senza nessuna sirena d’allarme che lo avvertisse del problema. il problema era che lei si era stufata di lui. ha preso il primo regista non ubriaco e senza compromessi ed era fuggita lontano. lontano mille e trecento miglia da lui. un bigliettino sul letto è la risposta al suo”perché?”. un bigliettino che aveva letto solo lui, e la solitudine di quella persona si era amplificata dopo la lettura. non so descrivere e raccontarvi di quelle poche righe. non conosco il contenuto. io narratore ,posso narrare solo i pochi fatti che tutta la comunità sa. mary jo sanchez, aveva abbandonato quel posto non confortevole per una ragazza punk come lei, il giorno prima del suo compleanno. vicino al loro letto,(al loro ex letto in comune) c’era il bigliettino e il pacco di regalo che lui aveva fatto a lei. un pacco con 37 piccoli regali all’interno. un pacco enorme che lui buttò dalla finestra.
è così che cominciò quella tragedia. che molti scrittori chiamerebbero storia.
posted by stannopermangiarehoward | 15:17 | commenti
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08/01/2006
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 Brendan B. Larsen
Lei prese il suo gatto bianco, quello con il pelo ruvido, anche dopo sei chili di balsamo. lo mise sul letto, quello che aveva tre molle rotte e un piccolo buco a forma di stella sul lenzuolo verde vomito, di flanella. lui amava la flanella anche in piena estate. pensò ai regali, quel gioco a incastri di pacchetti fatti con la carta di giornale. poi fece un sospiro grande come plutone o come giove. ma lei non aveva studiato per bene queste cose, al corso serale del giovedì. strappò dalla mensola della cucina i ritagli di giornale con i loro concerti. gli angoli erano bagnati di latte. usò il phon per asciugare i lembi. si appuntò una spilletta dei black grayn sulla giacchetta di pelle rossa. scese le scale e guardò i vicini di casa uno per uno. solo i Darren, in realtà. erano appena tornati dal supermercato. aveva uno sguardo di sfida, quello da peso allontanato, da macchia sbiadita. come l'ultimo giorno di scuola, compassione ai più. tenerezza ai prof assassini. si slogò la caviglia, troppo sicuro il passo. si mise a ridere, entrò in macchina. la caviglia, ricordarsi di fasciarsi la caviglia. addio.
posted by mrka | 14:03 | commenti
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09/01/2006
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 heaven
'Tatter from BEMYDOLL' Heaven 2004/2005 Dimentions: 400 x 400
case piccole in lontananza. un caldo che entra nella mia auto senza soffocarmi. caldo e vento mi solleticano le narici. la discesa non sembra troppo ripida. l'anadatura non è molto veloce, così la tristezza scende dopo. la mia vecchia auto si sta comportando bene in queste due miglia in discesa. nessuno mi saluta. vicinato beota e inconsapevole. nessuna sensazione negativa e pessima che mi devasta lo stomaco. ma qualcosa c’è, in fondo allo stomaco. una sensazione strana, non troppo negativa. credo di aver dimenticato qualcosa d’importante. faccio una lista veloce e senza parlare:
-gli scatoloni sono tutti ammassati dietro. -la mia agenda sopra al cruscotto. -soldi e assegni nella scatola di biscotti inglesi. -ho preso il necessario.la casa non è uno scheletro. -tutti gli oggetti di lei sono in quella casa. -non porto ricordi malinconici e rancore insieme a me. -preso la tv con lo schermo che tende al blu. -ci sono le mie scarpe portafortuna e la sedia a dondolo. -voglio dondolare via quando sono triste. -i mobili li lascio a mio cugino adam. -domani, dopo il lavoro,li passa a prendere. -vita nuova, mobili anche. -il carrello è pieno di vestiti e quadri. -nel sedile accanto al mio ho messo del cibo e bevande non alcoliche. -dietro ci sta micia che mi guarda triste. -cazzo.
micia.
micia non c’è. non mi guarda affatto. gatto bianco e senza arroganza. cazzo, non ci sta nessuna gattina là dietro. questa mattina l’ ho fissata un po’ mentre inclinava la testa. mi guardava come se volesse dire “ok, io, almeno, ti seguirò” devo cambiare i piani. trovare micia. lei mi salverà. non posso affrontare tutto senza di lei. lei non può affrontare tutto senza di me. almeno credo.
posted by stannopermangiarehoward | 22:46 | commenti
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18/03/2006
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 Brian Calvin Oh Me, 2004 acrylic on canvas 61 x 45.7 cm
lui vuole andare via quando dondola, così sparire come l'odore di quei vecchi profuma-biancherie, da tenere negli armadi. dunque, una sera stavo con gatta, era particolarmente instabile gatta, guardavo un dibattito elettorale o un sermone per il libero matrimonio fra preti cattolici. trovai una collana di perle, simbolo di qualche sentimento antico, e un vecchio mazzo di chiavi, bagnato dal mare, bruciato dalla salsedine, ricoperto di ruggine e sospiri. pensai di annegare in quei sospiri e in quel vecchio dito medio, che utilizzo così spesso per rispondere alle mail sconosciute, così rade e saporite, quel vecchio sapore di carta di internet. con le case basse, le dimensioni ristrette, le parlate buffe. se vado a ruota mi chiudo in un cerchio e anche gatta capisce bene questo sentire, sfogliare pagine e pagine di web e ritrovarsi attimo dopo attimo, adesso una ricerca, ancora, ancora un messaggio. mi manchi. lasciare case. lasciare telefoni, lasciare cene in locali cambiati, cambiare come cambiano le strade, le cene indiane, i semini colorati, le vecchiette che lasciano gli ospedali, definitivamente, la profumeria ha cambiato nome, una volta avevo un vecchio profuma-banchieria, nascosto in qualche armadio... così me ne andai per strada, a colorare un bel niente, ad aspettare, a cambiare. accettare è una parola da prete, da confisca dei beni, da affitto elevato, da cassa panca piena di pneumatici. ti scrivo. gatta dorme, sul mio fianco.
posted by mrka | 13:07 | commenti
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18/04/2006
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passa il tempo veloce e senza pause. le pause le faccio solo per riflettere solo quando incontro un nuovo bivio sulla mia strada. est od ovest? montagna o mare? confusione o tranquillità? non so. cambio spesso posto perchè la stabilità mi uccide. sto facendo un elenco delle cose belle che mi hai lasciato, ed ogni volta elimino qualcosa di superfluo o qualcosa che reputo superfluo al momento. qualcosa che in questi giorni non mi appartiene. io sono l'uomo. tu la donna,dalle mani liscie e gli sguardi rivolti altrove. ho deciso di non scriverti e di parlarti solo dentro questo mio pensiero. ti piacerebbe questo posto. questa città che non fa complimenti, le strade che odorano di buono e di ciambelle. la strada principale è piccola e la gente sembra pensare anche troppo. ti avrebbe fatto sorridere il tipo che mi ha venduto questo panino troppo gigante e pieno di salse. questo panino gigante ti avrebbe fatto sorridere e le macchie che mi sto facendo. ma non ti sto cercando. sto cancellando cose da una lista che era lunga due mesi fa. poi forse torno. poi forse tu sarai solo un ricordo, ed io non saprò gestire l'esuberanza e le macchie di panini troppo giganti. come ora.
posted by stannopermangiarehoward | 15:34 | commenti (1)
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19/04/2006
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 Angelo Ruta
Sul bordo del lago sembra di sentire quello strano odore, dovrebbe essere schiuma e alghe, con la carta delle barchette da farci galleggiare un desiderio, solo uno. per ogni bambino. dovrei sentire il sale e la candeggina, la crema solare no. è ancora freddo. si sentono le luci intorno alla baracchina dei gelati, ti verrebbe in mente lucio battisti o quel coglione con il caschetto biondo, il marito della maggiorata del drive in. ho conservato tutti i racconti della prima, seconda e terza infanzia, lo sai, è quella la mia preferita. sono tutti in una busta gialla, accanto a un cono di cartone con una foto di neonato e un quadernino arancione. l'arancione torna sempre, come la salsa al peperone e le uova al pangrattato. ho le mani strizzate dietro la schiena, ho perso un tetto e la mia faccia è stupida. gli occhi sono bottoni, alcuni bambini possono prendere il destro e buttarlo nel lago. la variante del lancio del sasso. galleggiano solo le umidità e le rabbie. sento delle risate, forse sei tu. ora ho il telefono fra i piedi, e una voce mi è avanzata per pranzo. sembra la voce di daria bignardi, me l'hanno detto ieri. sonia è pazza. mi sono comprata un completo giacca e gonna al ginocchio, cravatta di raso. non è vero, scherzavo. sembra di sentire quello strano odore, davvero, sarà la tua risata salata. suona come un gioco, una trottola, una molla. apro la scatola.
senza mani è permesso?.
posted by mrka | 10:12 | commenti
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10/05/2006
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clive head
fresno 2001 oil on canvas 52"x75" private collection
mi sono fermatoun attimo davanti ad un locale anonimo. mi sono fermato con lo sguardo oltre il vetro e i tavoli.
lei era lì che mangiava un gelato in un posto pieno di ciccioni. bionda e con le sue braccia lunghe. un gelato rosa ed artificiale. lei e la sua voglia di fermarsi in posti anonimi. forse pensava a me prima di entrare lì. tre mesi di pensieri pieni di me. sembra quasi ridere. forse dovrei entrare per dirle: ciao mi manchi. ma ci sta un bivio da affrontare, due metri da me. molto invitante. forse non sono pronto a nuovi miracoli.
posted by stannopermangiarehoward | 16:46 | commenti (1)
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26/08/2006
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Julian De Narvaez
Il cavaliere aveva tante storie ancora da raccontare. il falco kyg parlava di donne sfiancate e bar pieni di gelato rancido. diceva di andare avanti di qualche passo, mandare giù la saliva e montare in aria, come una camionetta da guerra. con la leggerezza riservata agli attacchi e alle granate sui campi di fango e sapone.
Il falco Kyg non conosceva bene il cavaliere. lui aveva tante storie ancora da raccontare. di azzurri vibranti e sete cangianti. sapeva bene la filastrocca delle ali di pollo, la cantava di notte, per tenersi compagnia. poi sputacchiava tutto il veleno e cercava le foglie più fresche di radicchio. faceva infusi e beveva felice. il suo sangue tornava splendente. le principesse ballavano il boogie, giù alla taverna. le luci del dinner avevano il gusto delle fragoline di bosco, il cavallo Leopold sognava un ciuffo alla Elvis.
Presto, presto! correte al burrone con una scatola di musiche e colori!
posted by mrka | 23:58 | commenti
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